Chi arriva in Olinda, in
taxi o in autobus da Recife, è solitamente accolto dalle guide. Alcuni anni fa
la municipalità ha deciso di promuovere un’associazione delle guide d’Olinda
con lo scopo principale di fornire un’attività (ovviamente non retribuita) a
decine di ragazzi senza lavoro della città, ma anche per offrire un’accoglienza
adeguata ai turisti che spesso non conoscono nulla della storia di questi
luoghi. Così si sono organizzati corsi di lingue straniere e di storia della città.
L’associazione
autogestita ha una sede nella stessa Praça
do Carmo dove solitamente i turisti vengono accolti dalle guide ufficiali.
L’ufficio è provvisto anche dell’immancabile computador, ma i finanziamenti sono
lasciati al buon cuore di privati spesso europei, rimasti amici di questo o di
quello, durante i vari soggiorni olindensi. Fin dalla nascita
dell’associazione, le necessità e il tipico orgoglio nordestino han
creato le condizioni per uno sviluppo solidale: sin dalla più tenera età i
ragazzetti si affiancano alle guide più mature per ereditarne le conoscenze
storiche di base i trucchi del mestiere (come trattare coi turisti, come farli
sentire a proprio agio, spesso differenziando il comportamento fra nazionalità
e nazionalità di provenienza) così pure la deontologia ferrea che caratterizza
la condotta del singolo nei confronti del gruppo. Essendo una piccola cittadina, tutti si conoscono e quando
una piccola comitiva arriva in città, le guide dell’associazione si passano le
informazioni (quanti sono, di che gente si tratta, da dove vengono, se sono
dotati di guida propria, se han bisogno di pernottare…). Il numero delle guide
è così cospicuo che capita spesso di avere una guida a coppia ad organizzare il
giro della città o le varie gite nei luoghi
limitrofi.
Così la prima regola è:
chi per primo incontra il turista e se ne aggiudica la fiducia accogliendolo in
città ha il diritto di seguirlo per soddisfarne le richieste per tutta la durata
della permanenza ad Olinda ed ovviamente per conseguire il meritato salario per
il servizio svolto.

Ovviamente la necessità,
spesso nei periodi di magra, lontano dai primi mesi dell’anno o dall’estate
europea (in agosto arrivano gli italiani) spinge soprattutto i più giovani ad
accaparrarsi ciò che può costituire il modesto ma fondamentale introito
giornaliero e, se il soggiorno del turista lo consente, anche un sostentamento
più duraturo, anche magari per un passeio,
ovvero per la visita fuori porta. Le guide, oltre ad essere competenti ed
orgogliose di mostrare le belle cose d’Olinda,
forniscono tutto il supporto per un significativo e sereno soggiorno: le visite
e le curiosità in Olinda e Recife, gli eventi e i
concerti, l’organizzazione logistica e l’organizzazione dei passeios,
i consigli per ogni tasca per ciò che riguarda il pernottamento e il sostentamento e tutta l’assistenza immaginabile
per persone che magari vivono per la prima volta un’esperienza brasiliana.
Andrè Luiz Santana
Melo è la guida che ha fatto
conoscere Olinda a chi scrive e come spesso capita in questi casi, il proficuo
scambio si è trasformato in una sincera amicizia. Andrè è fra le guide
storiche dell’associazione ed è fra i più attivi sostenitori delle iniziative
legate ad Olinda. Conosce tutti ed è fra i giovani che hanno riportato la capoeira
de rua, sull’Alto da Se. Esistono academias di capoeira
ad Olinda e la più famosa è quella di Mestre del Bruto, ma è tutta
un’altra cosa, quando le rodas nascono spontanee nei luoghi dove da
tempo immemore queste movenze si ripetono armoniose scandite dal suono del berimbau.
Per capirne un po’ di più Andrè introduce ai movimenti base, ai canti tipici
che accompagnano la roda, insomma la maniera migliore per entrare nello
spirito.
Capita anche questo, ma
Andrè è il tipico olindense tranquillo a cui piace partecipare a tutte le feste
e ballare il forrò. Abitando sul morro, nella parte più povera dell’Olinda storica, conosce ogni evento speciale
anche della parte meno turistica. E’ al corrente di tutti quei ritrovi
ricorrenti, feste danzanti, anniversari, che scandiscono i giorni e le
stagioni. Molto legato alle tradizioni e orgoglioso della sua Olinda, parla
assai a malincuore delle cose che non vanno, della malandragem diffusa
nel suo paese (vi parlerà malvolentieri della cicatrice rimediata jingando
in una roda sporca, il coltello traditore nascosto nelle scarpe da
ginnastica del suo infame avversario) soffermandosi più sugli aspetti più
positivi, sulla natura, sulla storia, sulla musica e sui tanti amici. Ma è un atteggiamento
molto comune da queste parti: ogni occasione è buona per far baldoria e
prosciugare litri di cerveja.

Esistono appassionati di
capoeira in tutto il mondo: dall’Ungheria, ad Israele, dall’Italia al
Giappone, dalla Svizzera agli Stati Uniti ed è piuttosto bizzarro assistere
alle esibizioni di giovani, magari nei paesi freddi del nord del mondo,
inseguendo la loro interpretazione. La capoeira non è mica semplice
nemmeno da definire, perché si tratta di una danza scandita da una musica
percussiva e ripetitiva, il suono metallico del berimbau e i canti che
rimandano ad una storia antica di schiavitù che pur tristemente ricorre
attraverso le sempre nuove forme d’emarginazione nel nordeste odierno. Capoeira
è come i rituali antichi che preservano la memoria attraverso la gestualità e
non per mezzo della scrittura. Quindi si direbbe tutto fuorché una disciplina
sportiva, come nella migliore delle ipotesi è invece recepita nelle accademie
di tutto il mondo. L’interpretazione sportiva legittima esclusivamente
l’aspetto fisico, si tratta pur sempre di una lotta, con le mosse di difesa e
quelle d’attacco, che può ricordare perciò certi sport nobili, come la boxe o
la scherma.
Ma è pure una forma di
pratica contemplativa con una propria estetica, sempre pregna di una fisicità
forte che si estrinseca maggiormente nella versione di capoeira angola
dai ritmi lenti e sensuali. Ciò richiama perciò maggiormente le arti marziali
orientali o il Tai Chi (anch’esso praticato ad Olinda): modi di esperire la
vita, visioni del mondo prima che pratiche sportive. Dal gruppo che costituisce
la roda di volta in volta, a turno, si
distacca una coppia di lottatori che guadagnano la scena nel centro dello spazio
delimitato dalla roda, centro comune del
rituale, e inizia il confronto. Nella lotta, accompagnata da canti in lingua
mista fra un dialetto africano arcaico e portoghese, prevale spesso un
vincitore, ma non esistono giudici o punteggi. La superiorità di uno dei
contendenti risulta a volte manifesta, ma non è il fulcro di una semplice
contesa agonistica. Aldilà delle considerazioni antropologiche, è
appassionante, frequentando un poco da vicino, notare che la superiorità di uno
dei contendenti spesso si evince da un sol cenno, casomai avvertito di volta in
volta dai soli due contendenti, uno sguardo, una frazione di secondo.
Tipicamente dopo la rapida esquiva (movenza efficace che evita il colpo
dell’avversario che a sua volta si espone) il difensore si pone nel ruolo
d’attaccante, trovandosi nella posizione migliore per sferrare, simulato, il
colpo mortale.
Tutto per cercar di
spiegare, perché non è semplice da interpretare e al limite è più immediato jingar
che falar, perché Andrè dice solo qualche parola in italiano e il
suo inglese zoppica più di un po’. Ma esiste forse un modo migliore di imparare
la lingua di Olinda che jingando e cantando?
Forse sì, almeno per noi
italiani, e cioè attorno ad una tavola mangiando (il grado meno elevato, ma più
essenziale della cultura). Andrè oltre a vivere in Olinda, ha anche un’altra
fortuna: una bella e simpatica amiga
che è anche un’ottima cuoca. Andrè nei
confronti di Niedja sembra aver fatto propria la famosa canzone Macô di Chico Science:
…Olha só
que menina bonitinha
Pra poder
ficar comigo
Tem que
saber de cozinha…
Telefono di Andrè: +558199541699
Telefono di Niedja: +558196852684
Mail: niedjagina@yahoo.com.br
in Italia: avo@2olinda.net
