Everton Crisostomo parla di artisti al metro quadrato nello spiegare l’esuberanza
espressiva così massicciamente presente da queste parti. Uno dei più bravi ed
acclamati giovani artisti olindensi, impegnato pure nella diffusione e
nell’insegnamento delle arti plastiche, sintetizza così un fenomeno per nulla
nuovo, il legame indissolubile fra le genti di quest’angolo di mondo e
l’espressione artistica. Sono decine e decine le botteghe artigiane e gli
ateliers sparsi per Olinda: c’è n’è per tutti i gusti, intaglio, scultura,
pittura figurativa e astrattismo, paesaggistica, grafica, arte scenica, ritrattistica,
videoarte,…

E oltre alle tele, manufatti in
ceramica, tovaglie dipinte, monili in legno, in osso o con denti di squalo, bunecos,
piatti dipinti, catenine e bracciali con composizioni di semi naturali,
percussioni lavorate, bassorilievi in legno, composizioni vegetali, ricami in
fibra di cocco, bassorilievi in legno, berimbaus, monili in
ferro e pietre dure, litografie, sculture in bambù, capi dipinti, cornici
lavorate…
Aldilà dell’analisi stilistica,
del significato simbolico, trattasi sovente di lavori di gente semplice, come pure
di notevolissimi artigiani. Senza soluzione di continuità convivono
l’espressione di vecchie tradizioni e l’estro d’insospettati artisti, i
manufatti di un artigianato tradizionale e le realizzazioni che inseguono le
tendenze di grido… in ogni caso pezzi unici. La scelta è così soverchiante da
banalizzare l’intima natura di queste produzioni, irrepetibili, semplicemente
perché non realizzate in serie. E’ la quantità d’artisti al metro quadro…
Capita sovente che in zone a
maggior tasso di disoccupazione, aree di scarso benessere economico, il centro
turistico più importante accoglie per la vendita quantità incredibili di
botteghe e negozietti d’artigiani, artisti di strada, inventori… ma in tutti i
casi, Olinda sorprende per qualità, quantità e varietà. Aldilà delle
congetture, il morro ha la caratteristica d’essere tranquillo e
accogliente e serenità e bellezza spesso aiutano la creatività. Non mancano le
occasioni ufficiali, le celebrazioni e le rassegne. Dal 2005 Olinda è stata
investita a capitale della cultura brasiliana e si sono succeduti eventi e
rassegne d’ogni tipo. Ogni anno si svolge la rassegna Arte em toda
parte che, come in ogni edizione, vede l’apertura di tutti gli ateliers
della città per l’esposizione di opere di giovani artisti non ancora conosciuti
e di lavori di quelli maggiormente affermati.
Sul promontorio dove abita
l’Olinda antica ci si va per le sue strade, per godersi quella singolare
armonia fra verde ed edifici. Le ladeiras pendenti su cui si affacciano
le abitazioni dai colori pastello, le geometrie sobrie, i patios alberati, gli
enormi ficus e le altissime palme che fanno da cornice alle costruzioni, alcune
delle quali singolari, come i sobrados mouriscos caratteristici della Lisbona antica, con i loro
balconi colorati.

E’ indubbio che colpiscono, se non
altro per la quantità, le moltissime chiese. In ogni calle, ovunque si guardi,
in tutte le posizioni, l’occhio può cogliere la facciata di una cattedrale,
l’ingresso di una cappelletta, un campanile, le mura di un convento… Occorre
pure tener presente che tutte le chiese maggiori d’Olinda sono attive e aperte
al culto, insomma un vero incubo in terra per atei convinti. Come accennato
nella breve pagina di storia,
le chiese d’Olinda sono antichi rifacimenti dei templi originali eretti dai
coloni portoghesi a partire dalla prima metà del cinquecento. Parte
dell’originale spirito architettonico è visibile nell’Igreja de Nossa
Senhora do Monte che è la più antica (1537). Fatta erigere da Duarte
Coelho nel punto più alto del morro, conserva nella sua semplicità
un’impronta più marcatamente rinascimentale ed ancora di più significativa in
questo senso, è la Igreja de Nossa Senhora da Graça, espressione di un
antico romanico portoghese.
L’atmosfera è
importante. I luoghi costituiscono fonte d’ispirazione, talvolta arrivano ad
imporsi come i binari sui quali scorrono percorsi esistenziali facendo da
sfondo alle creazioni, entrando nelle opere stesse. Si prenda ad esempio il
coloratissimo bestiario di Sergio
Vilanova che espone le sue opere nell’atelier-abitazione sulla Rua do Amparo. Dice che la sua fonte di
ispirazione sono i colori stessi di Olinda, precisi, accesi, popolari. Come
pure squillante e viva nei colori è l’opera di due artiste che condividono il
loro spazio espositivo sempre sulla Rua do Amparo: Elizângela Nascimento (das Palafitas) e Claudianete Lira. Elizângela ci
fa scoprire il suo mondo in miniatura che riproduce in scala la terribile
realtà delle palafitas di Recife uno
dei bairros più poveri del paese dove appunto su palafitte vivono a migliaia i
paria di una società che pure sta conoscendo sempre più un benessere opulento
ed egoista. La sua è evidentemente un’opera tutta centrata sul sociale in cui
però la greve denuncia si stempera in un’ironia sincera ed efficace.

La sua amica Claudianete invece è costantemente alla
ricerca di un linguaggio. Ogni volta che si appropria di una tecnica ecco che
l’abbandona per intraprendere altre strade come a testimoniare attraverso il
percorso un cammino esistenziale vivo e poetico e non il semplice affermarsi di
un espediente artigianale in grado di soddisfare il palato dei turisti più
esigenti.

Come contrasto si potrebbe
citare i lavori di Walter Freitas. I suoi acquarelli giganti riproducono sulla
tela gli elementi del creato di questo angolo di mondo: animali selvatici, ma
soprattutto piante e foglie tipiche della mata atlantica. I lavori
possono arrivare a dimensioni ragguardevoli, spesso composti in trittici. La
sua arte è notevole e difficile da definire. Ci si potrebbe sbizzarrire:
Botanica dello spirito? Neo-impressionismo ecologico?
Deve essere chiaro che gli artisti
appena citati costituiscono solo un esempio poiché come dice Everton Crisostomo: ad Olinda l’arte si
può misurare in artisti al metro quadro.
Passeggiando per Olinda barocco è
lo stile maggiormente presente, poiché i primi rifacimenti furono intrapresi
già alla fine della prima metà del seicento, come nell’Igreja da
Misericordia e il suo altare variopinto, con i getti del lavabo della
sacrestia a forma di pesce. E pure barocca è la maestosa Igreja de Santo
Antonio do Carmo, che domina la parte bassa della città, protagonista delle
mille vedute aeree dell’Olinda turistica. Più spesso convivono diverse maniere
in uno stesso tempio, come ad esempio il già citato convento di Nossa Senhora das Neves. Primo
convento francescano del Brasile, riserva al visitatore la tranquillità
meditativa del misurato cortile d’azuleios. L’importante sacrestia è
comparabile a quella del convento benedettino di São Bento con i
massicci mobili in legno. La maniera che caratterizza questo convento
benedettino e di transizione dal rococò al neoclassico, con il ricco altare
dorato dedicato al santo di Norcia e il grande crocefisso in legno. Non
tragga in inganno il San Sebastiano di scuola italiana di fine trecento,
presente nella navata centrale.

D’interesse architettonico è pure
l’Aljube de Olinda, l’antico carcere religioso, con l’insegna vescovile
che domina la facciata, oggi sede del museo d’arte contemporanea, così pure
l’antico palazzo episcopale con i finissimi azuleios e la cattedrale del
redentore che domina l’Alto da Sé da cui si può godere una splendida
vista di Recife e di tutta la Costa dos Corais fino al Cabo de Santo
Agostinho. Anche questa chiesa, sul cui sagrato la sera si susseguono le rodas de capoeira, offre
un bellissimo cortile e il fresco giardino, per leggere e meditare durante la
giornata.
Chi ha l’occasione di fermarsi per
qualche tempo potrà senz’altro visitare Recife e rimanere ammirato dallo
sfolgorante barocco aureo della Capela Dourada, comparabile in
tutto il nordeste alla sola cappella della chiesa di San Francesco nel terriero
do Jesus di Salvador de Baiha. Di grande effetto è la cattedrale di Sao
Pedro che riproduce il santuario di Santa Maria Maggiore in Roma
affacciandosi qui sulla bella piazza dove da anni ogni martedì si svolge la
festosa terça negra.
Per un riferimento sommario si rimanda ai numerosi links ufficiali, ma
fra i tantissimi luoghi di culto si segnalano per la splendida locazione: la Igreja
de Nossa Senhora da Conceição nella vila velha a Itamaracà e
la Igreja de Nazaré a Cabo de Santo Agostinho con le adiacenti
rovine del convento carmelitano.
Una tappa obbligatoria è l’atelier
di Ricardo Brennand circondato da una fitta vegetazione appena alla
periferia di Recife. Per una critica ai lavori in ceramica e alle tele del
conclamato artista si rimanda alla copiosa bibliografia e alle riviste d’arte.
Un pomeriggio nel sito che ospita le fornaci dove da anni la sua scuola d’arte
continua a produrre i suoi lavori costituisce un’esperienza personale
sorprendente, per la bellezza del sito e per la fantastica varietà dei opere
esposte.

Links ufficiali consigliati:
http://wwwelizangeladaspalafitas.blogspot.com/
http://www.pernambuco.com/turismo/igrejas.html
http://www.cultura.pe.gov.br/bens_tombados.html